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Anche in Tjutcev esisteva un elemento drammatico, allorché l’uomo si trovava da solo di fronte al caos: l’uomo, come un orfano senza casa / sta ora, impotente e nudo, / Faccia a faccia col tenebroso abisso. Tuttavia la parola di questi versi che ci offre una possibile chiave interpretativa orfano, quasi che il poeta voglia accennare alla minaccia di una perdita dell’affetto materno. Tarkovskij, invece, nella sua poesia citata, lo sognavo e lo sogno… scrive: solo, come orfano, pongo me stesso, / solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi / di mari e città risplendenti tra il fumo. / E la madre in lacrime si pone il bambino sulle ginocchia. Ecco che l’orfano, denotando un’avvenuta separazione dalla figura materna e ponendosi in contrasto con la sua immagine, esprime il dramma di un’avvenuta lacerazione. La madre, presenza spesso rievocata nelle liriche di Tarkovskij, ha una precisa funzione, ovvero denotare un paradiso perduto e ormai irraggiungibile: mia madre venuta, mi ha fatto un cenno con la mano: / ed è volata via (da bimbo m’ammalai).

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